LAVORO: PRECARI OCCUPANO MUNICIPIO TORANO CASTELLO
(AGI) - Cosenza, 3 giu. - Una trentina di lavoratori socialmente utili e di pubblica utilita’ di Torano Castello (Cosenza) hanno occupato questa mattina il Municipio del centro del cosentino e poi si sono incatenati davanti al cancello d’ingresso. Da 10 anni aspettano di essere stabilizzati, ma adesso il Comune avrebbe intenzione di assumere 5 persone tramite un concorso pubblico. Gli LSU e LPU non ci stanno, chiedendo un canale privilegiato per l’assunzione. (AGI)
martedì 3 giugno 2008
lunedì 2 giugno 2008
Cambiate il nome del paese.......................
................per esempio: Torano Castello.
Vado a memoria per citare le incompiute lasciateci dalle varie amministrazioni, cominciando da: Mattatoio-Inceneritore-Depuratore-Palazzetto dello sport-Centro polifunzionale "Timpa"- Terreno Comune di Cerzeto- Palazzo Mayerà- Se, come credo, ho dimenticato qualcosa fatemelo sapere.
sabato 31 maggio 2008
Giro giro tondo casca il mondo, casca la terra.........
LAVORO: CONTINUA A TORANO CASTELLO SCIOPERO LSU/LPU
(AGI) - Cosenza, 31 mag. - Lo sciopero degli lsu-lpu di Torano Castello, “proclamato a causa del netto rifiuto da parte dell’Amministrazione comunale in merito alla stabilizzazione di questi lavoratori”, proseguira’ anche nella prossima settimana. Lo rendono noto l’Alai Cisl, il Nidl Cgil ed il Cpo Uil”. Durante l’ennesimo sit-in presso la sede comunale, si e’ deciso - spiega un anota - questa mattina di proseguire lo sciopero sino a quando il Sindaco Iannace e tutta la Giunta non cambieranno posizione ed atteggiamento nei confronti della stabilizzazione degli Lsu-Lpu da loro utilizzati nei piu’ diversificati servizi a costo zero. Come Sindacato denunciamo con forza il disinteresse e la insensibilita’ mostrata dall’intera giunta comunale nei confronti di questi lavoratori che sono costretti allo sciopero gia’ da una settimana per rivendicare il loro sacrosanto diritto alla stabilizzazione”. Il sindacato ed i lavoratori “confidano in un intervento immediato delle istituzioni in merito a questa drammatica situazione soprattutto dopo l’incontro tenutosi giovedi’ 29 in Prefettura dove e’ stato assicurato un celere interessamento dell’ufficio territoriale del governo al fine di trovare un punto di incontro tra tutte le parti interessate. Se cio’ non dovesse accadere - e’ scritto - l’Alai Cisl, il Nidil Cgil ed il Cpo Uil, continueranno il percorso di lotta e mobilitazione senza eventualmente escludere azioni piu’ eclatanti”. (AGI)
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...................................e tutti con il culo per terra, mi verrebbe da dire. Premesso che i lavoratori Lsu e Lpu nel nostro beneamato comune, sono una trentina, che l'organico comunale in percentuale al numero degli abitanti e già in eccesso, che la situazione finanziaria creata da questa e soprattutto dalle amministrazioni che l'hanno preceduta è in condizioni tali da poter far fronte a spizzichi e mozzichi al pagamento degli stipendi dei dipendenti attuali, che l'ordinaria amministrazione è a livello di sopravvivenza, per non dire da terzo mondo, che i cittadini meriterebbero un qualche servizio da paese civile: che s'inventa l'amministrazione dei "senza 'na lira"? Dal momento che qualcuno andrà in pensione, e che per caso l'anno prossimo ci saranno nuove elezioni, facciamo finta di niente..........ma solo per un po, tanto basta per fare un po di casino, promettere l'impossibile per mantenere viva la campagna elettorale, intanto non facciamo nulla, se vinciamo faremo a modo nostro, se perdiamo saranno cazzi loro.
Gli Lsu e Lpu? Intanto scioperano, lo sciopero fa bene................a chi non lo fa, naturalmente.
domenica 25 maggio 2008
CronacaNera
Torano Castello.
ARRESTATO PRESUNTO OMICIDA DEL 29ENNE TROVATO CARBONIZZATO
E’ stato arrestato con l'accusa di aver ucciso Alessandro Chiappetta, il 29enne morto a Torano Castello la sera del 4 gennaio scorso e trovato carbonizzato. Stiamo parlando di Aldo Gradilone, muratore 44enne. Secondo l'accusa, il movente dell’omicidio sarebbe da ricondursi ad un caso di vendetta, poiché la vittima aveva una relazione con la sua compagna. Ancora in corso e indagini per identificare il complice dell’omicidio.
Articolo tratto da:PRIMA
mercoledì 21 maggio 2008
FotoCalabria
Una vera holding internazionale.
L’Eurispes ha presentato l’identikit della ‘ndranghita. Nel 2007 è stata capace di fatturare 44 miliardi di euro
ROMA. Una vera e propria holding internazionale. Capace di fatturare nel 2007 poco meno di 44 miliardi di euro, pari al 2,9 per cento del prodotto interno lordo italiano. È l’inquietante identikit della ‘ndranghita disegnata dal dossier 2008 presentato ieri mattina dall’Eurispes presso la Fnsi. Il giro d’affari prodotto dalla mafia calabrese equivale alla somma della ricchezza nazionale prodotta da Estonia (13,2 miliardi di euro) e Slovenia (30,4 miliardi). Il settore più remunerativo si conferma quello del traffico di droga che determinerebbe introiti per 27.240 milioni di euro, oltre il 62 del monte profitti illeciti: le ‘ndrinè, ottimizzando sforzi e rischi, sono riuscite tra l’altro ad abbattere i costi degli approvvigionamenti della droga, in particolare della cocaina dal Sud America, “eliminando i cosiddetti intermediari e ricercando il contatto diretto con i cartelli, soprattutto colombiani, o con la loro emanazione in Europa”. Sul fronte dell’impresa, il fatturato dei gruppi criminali locali è stimato dai ricercatori dell’Eurispes in 5.733 milioni di euro, grazie alla crescente infiltrazione negli appalti delle opere pubbliche e alla compartecipazione in imprese di tutti i tipi. A completare il “paniere” criminale, i proventi illeciti derivanti dal mercato dell’estorsione e dell’usura (5.017 milioni di euro), il traffico di armi (2.938 milioni di euro), il mercato della prostituzione (2.867 milioni di euro). La ricerca non si limita però a fare i conti in cassa a quella che gli “addetti ai lavori” concordano nell’indicare come l’organizzazione criminale al momento più pericolosa, dalla vocazione internazionale sempre più spiccata e dalla struttura sempre più tentacolare, al punto da richiamare il modello di Al Qaeda. DI MAFIA 1 OMICIDIO SU 4 - Nel periodo compreso tra il ‘99 e il 2008, in Calabria si sono verificati 202 omicidi di ‘ndranghita con un incremento del 67%. In provincia di Reggio Calabria, se ne contano 73, il 36,1 20% del dato complessivo regionale, in provincia di Catanzaro 49 (il 24,3 del totale calabrese), in provincia di Crotone 43 (il 21,7), in provincia di Cosenza 30 (il 14,9), in provincia di Vibo Valentia 7 (il 3,5). Statistiche alla mano, oltre un omicidio su quattro (il 27% su un totale di 748 consumati nel periodo in questione) è ascrivibile alle cosche. 13.785 DENUNCE IN 6 ANNI - La distribuzione dei reati in Calabria denota che, per tutti i crimini considerati, tra il ‘99 e il 2005 sono state presentate in totale 13.785 denunce (anche se, naturalmente, le intimidazioni dei clan e l’omertà diffusa contribuiscono a limitarne il numero) : 1.900 per estorsione, 7.962 per produzione, detenzione e spaccio di stupefacenti, 523 per associazione a delinquere e di stampo mafioso, 359 per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, 1.216 per ricettazione, 1.825 per attentati. La provincia di Reggio Calabria, con 5.242 casi, è quella che registra il maggior numero di denunce per reati assimilabili alle associazioni mafiose, pari al 38,1 del totale dei reati commessi in Calabria. Seguono la provincia di Cosenza con 4.051 denunce, pari al 29,4 dei reati commessi, e quella di Catanzaro con 2.361 denunce (17,1). Per mantenere il suo potere territoriale o aumentare la sua penetrazione nella società, la ‘ndrangheta non si fa scrupoli sugli strumenti e le azioni da adottare: dal 2001 al 2005, gli atti di terrorismo e violenza politica a danno del tessuto socio-economico e politico locale sono stati 507, pari al 26% dei 1.951 episodi verificati nelle 24 realtà provinciali analizzati dallo studio. L’area reggina - con 211 atti di terrorismo e violenza politica - risulta la più colpita. 600 LATITANTI IN MANETTE - Complessivamente, tra il ‘99 e il 2004, sono state denunciate in Calabria 3.201 persone per associazione a delinquere di tipo mafioso (1.768 in provincia di Reggio Calabria, 602 a Cosenza, 369 a Crotone, 266 a Catanzaro e 196 a Vibo Valentia). Tra il ‘92 e il 2006, i latitanti pericolosi finiti in manette sono stati oltre 3.650, di cui 598 nella sola Calabria (il 19,9 209568el dato complessivo nazionale). LA GEOGRAFIA DELLE INTERCETTAZIONI - In uno scenario di questo tipo, l’attività di contrasto delle forze dell’ordine ottiene ottimi risultati, a dispetto di grandi difficoltà. Uno dei principali strumenti di indagine sono senza dubbio le intercettazioni: dagli ultimi dati del ministero della Giustizia emerge che in totale, dal 2003 al 2005, in Italia, il numero dei “bersagli - come vengono chiamate in gergo le utenze controllate - è prevedibile, per competenza territoriale e per permeabilità al crimine organizzato - si legge nel dossier - ; circa il 42% dei bersagli sono concentrati in quattro regioni meridionali, di cui oltre 36.400 in Sicilia e quasi 36 mila in Calabria; a seguire, la Campania con 25 mila bersagli e la Puglia con 15 mila”. A livello provinciale impressiona il valore assoluto registrato dalla provincia di Reggio Calabria con 27.486 osservazioni telefoniche pari al 10% del dato complessivo nazionale e al 24,5% del dato complessivo riferito alle quattro aree regionali più “a rischio”. CONFISCHE PER 231 MLN - Davanti a certe cifre, un ruolo sempre più strategico assume l’attività di confisca dei beni della criminalità organizzata. Negli anni compresi tra il 1992 e il 2007, le forze di polizia coordinate dalla Dia hanno complessivamente sequestrato e confiscato beni alle diverse organizzazioni, per un valore pari a oltre 5,2 miliardi di euro. In particolare, l’attività di sequestro e confisca dei beni alle ‘ndrine calabresi è stata pari a 231 milioni di euro. Nel solo 2006, la ‘ndranghita si è vista “portar via” ben 1.152 beni: nel dettaglio, 562 appartamenti, 363 terreni, 122 locali, 46 tra capannoni e “altri immobili”, 35 imprese individuali, 9 Sas, 9 Srl, 5 Snc e una Spa. 131 LE COSCHE ATTIVE - Gli analisti “mappano” la presenza di ben 131 cosche attive nei vari territori calabresi. Nella sola provincia di Reggio Calabria sarebbero attive ben 73 organizzazioni criminali di tipo mafioso. A seguire, il territorio provinciale di Catanzaro con 21 cosche monitorate, la provincia di Cosenza con 17 gruppi criminali, e i territori provinciali di Crotone e di Vibo Valentia, rispettivamente con 13 e 7 organizzazioni criminali rilevate. SCIOLTO 1 COMUNE SU 10 - Sono 38 i casi di amministrazioni comunali calabresi sciolte per infiltrazioni mafiose dal 1991 al 2007. Una performance negativa pari al 22,5% del totale dei comuni colpiti da provvedimento di scioglimento registrato nelle province calabresi, campane, pugliesi e siciliane che ha riguardato, nel periodo considerato, 169 realtà comunali. Anche in questo caso, il territorio provinciale più colpito risulta Reggio Calabria con 23 comuni sciolti per infiltrazione della ‘ndranghita, dietro solo a Napoli nella graduatoria generale con 44 casi. A seguire, tra le calabresi, Catanzaro (7 comuni), Vibo Valentia (5) e Crotone (3). Rapportando il dato registrato in Calabria per il totale dei 409 comuni presenti in regione ‘si ottiene un risultato allarmante: 1 comune su 10 è stato raggiunto da decreto di scioglimento per motivi legati alla permeabilità delle ‘ndrinè. L’INDICE DI PENETRAZIONE MAFIOSA - L’Eurispes applica a 24 territori provinciali “a rischio” di quattro regioni l’Indice di penetrazione mafiosa (Ipm), calcolato sulla base di alcuni parametri che scaturiscono dalla valutazione oggettiva e, per lo più, quantitativa di alcune variabili socio-economiche che caratterizzano una determinata area: tasso di disoccupazione, reati commessi ed assimilabili alle associazioni mafiose, casi di amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni mafiose, atti di terrorismo politico, numero di intercettazioni effettuate. La “maglia nera” di territorio più permeabile alle infiltrazioni criminali va alla provincia di Napoli, con un indice pari a 68,9: a seguire, le province di Reggio Calabria (60,4 punti), Palermo (41,9), Catanzaro (33), Bari (32,6), Salerno (31,3), Caserta (30,6), Crotone (29,5), Lecce (27,9), Brindisi (26), Cosenza (25,4). “Preoccupante, - scrive l’Eurispes - il posizionamento nell’Ipm relativo al territorio calabrese, con ben tre province nella top ten”. Dai dati emerge, in particolare, che il primato negativo calabrese di Reggio Calabria è dovuto principalmente ai reati assimilabili alle associazioni mafiose (ben 144,6 ogni 100 mila abitanti), ai 23 comuni sciolti per infiltrazioni mafiose dal 1991 al 2007, agli atti di terrorismo pari a 211 dal 1999 al 2005 e al numero di intercettazioni pari a 27.486 dal 2001 al 2003. A Crotone spetta il primato degli omicidi ogni 10 mila abitanti per motivi di mafia, camorra e ‘ndranghita tra i 24 territori provinciali analizzati e considerati più a rischio.
Articolo tratto da: Il Giornale di Calabria.
giovedì 8 maggio 2008
3D-PINTI
Alle ore 21.00 di mercoledi 7 maggio, presso l'ex Chiostrino di Santa Eufemia in Como, è stata inaugurata la personale di pittura di
MAURIZIO CARIATI
Promossa da:
Associazione Culturale "SARTANESI NEL MONDO"
X° Anniversario della fondazione 1998-2008
Collaborazione:
FABBRICAEOS-Milano
Patrocinio:
Assessorato alla Cultura del Comune di Como
Foto Catalogo:
Cesare Micieli
La mostra rimane aperta da:
sabato 10 maggio a sabato 24 maggio 2008-
Tutti i giorni dalle 15,00 alle 19,00
Ingresso libero
Foto:
A sinistra: Mario Cariati,
neo Presidente dell'Associazione Culturale "SARTANESI NEL MONDO"
Al centro: Maurizio Cariati, l'autore.
A destra: Tonino Chiodo
promotore ed organizzatore evento per "Sartanesi nel Mondo"
mercoledì 7 maggio 2008
martedì 6 maggio 2008
Quann'u ciucciu acqua ............................
TORANO CASTELLO
Iniziano i lavori a piazza Europa. Disagi per la scuola
Mezzi meccanici e martelli pneumatici stanno mettendo a dura prova le orecchie degli studenti del liceo classico di Torano Castello, ma stanno saggiando anche la solidità della struttura, dove sono ubicate la sala polifunzionale e le aule del liceo, che dovrebbe ospitare il parcheggio su Piazza Europa, o meglio sul solaio della stessa. Il parcheggio su Piazza Europa, che rischia di far chiudere il liceo classico, con conseguente perdita del finanziamento previsto per l’edilizia scolastica ottenuto dal consigliereì provinciale Franco Corbelli, non piace ai cittadini toranesi, che se pur silenziosi, non condividono la scelta fatta, ma allarma i genitori degli studenti.
I lavori del parcheggio voluto dall’amministrazione comunale vanno avanti, nonostante il parere negativo formulato dai due tecnici precedentemente incaricati e sollevati dall’incarico, grazie all’intervento risolutore del tecnico attuale che ha dato parere positivo sui carichi della struttura e sulla sicurezza, nonostante il precedente negativo dei due colleghi sollevati. Il costruendo parcheggio è ormai materia del contendere tra genitori, dirigenza scolastica, cittadini e amministrazione, viste le non risposte date dall’ente alle tante missive giunte presso la casa comunale sulla problematica dell’opera, che snaturerebbe la funzione originaria della piazza che costituisce l’unico punto di ritrovo per la gente del paese, che verrebbe ridimensionato con l’attuazione del progetto parcheggio, limitandone lo spazio per lo svago e il tempo libero. Nonostante ciò, il parking, non porterebbe migliorie rispetto a quelle attuali, perché i posti auto dove sostare già esistono, vedi la zona sottostante la struttura, ma che nessuno utilizza eccetto i docenti del liceo. Altro problema, strano a capirsi è, come mai il parcheggio deve nascere sulla piazza, quando sul lato strada esistono già un numero di posti auto uguale, se non addirittura superiore a quelli previsti sulla piazza. Domande che rimangono senza risposta, come le lettere inviate al sindaco del comune da genitori, dirigente scolastico, partiti politici, consiglieri di opposizione, e come le lesioni che sono evidenziate nella sala polifunzionale e nelle aule del liceo.
GILDO ANTHONY URLANDINI
Articolo tratto da: CalabriaOra del 6 maggio
lunedì 5 maggio 2008
domenica 4 maggio 2008
Tu mi turbi......................
Era un inverno del millenovecentoe..................
Attorno al focolare sono raccolti in quattro, il padrone di casa con la moglie, una vicina, ed un amico del padrone di casa. Si parla del più e del meno, fatta l’ora, la padrona di casa si scusa e si congeda per andare a dormire.
Rimangono in tre: l’amico il padrone di casa e la vicina.
Fra i primi due intercorre un’amicizia di vecchia data, compagni di bisbocce, tant’è che usano chiamarsi “fra” (fratello). La vicina è donnina allegra; i primi due credo fossero oltre la settantina, lei più sgarzolina, verso i cinquanta.
Il vino, il tepore del camino, la battutina fanno sì che lei avverta qualche vampata e intenzionalmente, o forse per caso, tira su le lunghe vesti poco sotto al ginocchio, divaricando le gambe lasciando intravedere forse l’elastico delle calze o chissà cosa d’altro. L’amico, avendola proprio di fronte, non può fare a meno di guardare; ad una certa età determinate sensazioni, anche se sopite, se provocate vengono a galla.
Un bicchiere ancora, aumento della salivazione, sudorazione accentuata, battito cardiaco in accelerazione, ad un certo punto sbotta:
-Ohj fràh? O na manni o mi nni vaju: ka st’àju pirdiennu i lumi-.
Ps
Non so dirvi che disco suonava perchè, non c'era nessun disco e nemmeno il giradischi.
venerdì 2 maggio 2008
Dio sia lodato
Sartano, conclusi i lavori alla chiesa di San Domenico.
SARTANO - Ancora più bella ed accogliente. Con la realizzazione delle finiture esterne e della pavimentazione del sagrato e dello spiazzo antistante il salone parrocchiale sono terminati di recente, infatti, i lavori di completamento della stupenda chiesa di San Domenico in Sartano. L'intervento, i cui lavori sono stati appaltati dal Comune ed eseguiti da un'impresa edile dell'hinterland e che hanno previsto una spesa di circa sessanta mila euro, è stato realizzato grazie ad un contributo regionale ottenuto qualche anno fa. Un'opera molto attesa dalla comunità
parrocchiale sartanese guidata dal dinamico parroco don Elio Perrone e che completa così il progetto dell'edificio sacro, dedicato e consacrato solennemente nell'ottobre del 2004 da S.E. Mons. Giuseppe Agostino. La maestosa Chiesa di San Domenico, appunto, rappresenta oggi il fiore all'occhiello della popolosa cittadina cratense.
r. gal
Pubblicato sul "QuotidianodellaCalabria"
mercoledì 30 aprile 2008
Basta! Basta! Basta!
2008-04-30 20:17
Imprenditore ucciso a Lamezia Terme
Gino Benincasa, 64 anni, raggiunto da 15 colpi arma fuoco
(ANSA)-LAMEZIA TERME (CATANZARO),30 APR- Un imprenditore del settore ittico, Gino Benincasa, 64 anni, e' stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Lamezia Terme.Benincasa, da poco uscito dal provvedimento di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, e' stato raggiunto da almeno 15 colpi di arma da fuoco sotto casa, mentre stava salendo su un furgone per andare a prendere del pesce. Al momento dell'agguato, in via Gioacchino Murat, l'uomo era solo.
Basta, si dichiari guerra alla 'ndrangheta, lo Stato invii l'esercito, rafforzi le forze di polizia, ripulisca le procure e tribunali, ma senza la partecipazione attiva della società civile Calabrese, senza una rinnovata coscienza dei Calabresi, dal primo all'ultimo, dall'imprenditore all'operaio, dallo studente all'insegnante, dal parroco al sagrestano, dal vigile al Sindaco, non si potrà conseguire nessuna vittoria, al massimo si vincerà qualche battaglia ma non la guerra. Bisogna dare vita ad un movimento di liberazione dalla 'ndrangheta o diventeremo tutti affiliati, conniventi.
Buon I° maggio, per chi ha un lavoro da festeggiare è già tanto.
martedì 29 aprile 2008
No comment



Torano CastelloRifiuti, inerti, eternit, scarti e resti di bare nel nuovo cimitero di Torano Castello a ridosso dei loculi che ospitano le salme dei defunti.
Nel nuovo cimitero di Torano Castello regna l’incuria e il degrado, anche se ancora non è stato ultimato, a circa due metri dai nuovi loculi comunali già occupati, qualcuno ha pensato di scaricare materiali di risulta, pezzi di lapidi, eternit, plastica, involucri di lumini e pensate un po’, resti di bare accatastate sul cumulo di rifiuti.
Uno spettacolo non bello da vedere, ma la cosa che tocca la sensibilità delle persone che si recano al cimitero a fare visita ai propri cari, è vedere i resti delle bare, gli indumenti, forse appartenuti ai defunti, e le lapidi rotte con annessi accessori sparse per terra.
Come sappiamo, alcuni dei rifiuti posti in mostra sullo spiazzo adiacente i loculi, andrebbero trattati, perché ritenuti altamente pericolosi ed inquinanti, ma chi ha buttato li quei rifiuti probabilmente non ha ritenuto opportuno fare ciò. L’altro dato preoccupante che ci fa porre una delle tante domande sulla situazione attuale del nuovo cimitero e, “come mai chi dovrebbe controllare non effettua i relativi controlli, visto che vengono trattati rifiuti speciali”.
Il problema non è solo questo, sempre nel nuovo cimitero, nello spazio dove dovrebbe sorgere la chiesa, o forse un lucernaio di 300 posti, abbonda una discarica con ogni sorta di rifiuti, dall’eternit, alla plastica, alle bottiglie di vetro, a materiale di risulta, tegole, mattoni, lumini, e persino la rete di un letto.
Non vorremmo essere petulanti o noiosi nel descrivere la situazione che regna nel nuovo cimitero, ma forse qualcuno lo ha scambiato per una discarica, a discapito dei defunti e dei parenti dei defunti, che malgrado l’incuria totale, sono costretti, quando fanno visita ai loro cari, a sopportare anche lo spettacolo poco civile di un luogo sacro e di riposo eterno ridotto ad un letamaio senza offesa per i defunti che vi dimorano. Intanto i resti delle bare, delle lapidi e di tutti i rifiuti posti sul terreno nel nuovo cimitero continuano a restare li, sottoposti all’azione degli agenti atmosferici, e con grande pericolo per chi si reca al camposanto.
Gildo Anthony Urlandini
Ci risiamo..............


Torano Castello
Sequestrata dal Corpo Forestale dello Stato discarica abusiva nel comune di Torano Castello.
Il Corpo Forestale dello Stato, attraverso gli agenti della stazione di Rota Greca, hanno posto i sigilli ad una discarica non autorizzata, in un terreno privato i cui proprietari non erano a conoscenza, nella quale sono state rinvenute numerose lastre di eternit, materiali ferrosi, pneumatici ed altri materiali altamente inquinanti.
L’area sequestrata si trova nella zona denominata Cozzo di Chilla, nel territorio toranese, precisamente nella striscia di terra indicata con il nome di “Fossa del Lupo”, adiacente la strada interpoderale che collega l’abitato della frazione di Sartano con Casello 41.
L’immensa discarica seminascosta da un dirupo e dall’erba altissima, nascondeva rifiuti di ogni genere, insieme alle numerose lastre di eternit, che giacevano sul ciglio del precipizio sottostante dove chiunque ha potuto scaricato di tutto, perfino i materiali di risulta di potatura delle piante.
La zona era già segnalata con dei cartelli che vietavano lo scarico di rifiuti, ma chi non è abituato al senso civico e al rispetto dell’ambiente, scarica, magari di notte per non essere visto, e fugge alla faccia della più modesta decenza.
Il sequestro effettuato dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato, sta portando in questi ultimi tempi alla scoperta di numerose discariche abusive a cielo aperto, molte delle quali inquinanti, ed al sequestro di numerosi capannoni con copertura in eternit.
Della discarica abusiva sono stati informati i vigili urbani del comune di Torano Castello e il segretario comunale e, sembra che, nei prossimi giorni dovrebbe essere depositata da parte del Corpo Forestale dello Stato una denuncia presso la Procura della Repubblica di Cosenza.
Gildo Anthony Urlandini
Sequestrata dal Corpo Forestale dello Stato discarica abusiva nel comune di Torano Castello.
Il Corpo Forestale dello Stato, attraverso gli agenti della stazione di Rota Greca, hanno posto i sigilli ad una discarica non autorizzata, in un terreno privato i cui proprietari non erano a conoscenza, nella quale sono state rinvenute numerose lastre di eternit, materiali ferrosi, pneumatici ed altri materiali altamente inquinanti.
L’area sequestrata si trova nella zona denominata Cozzo di Chilla, nel territorio toranese, precisamente nella striscia di terra indicata con il nome di “Fossa del Lupo”, adiacente la strada interpoderale che collega l’abitato della frazione di Sartano con Casello 41.
L’immensa discarica seminascosta da un dirupo e dall’erba altissima, nascondeva rifiuti di ogni genere, insieme alle numerose lastre di eternit, che giacevano sul ciglio del precipizio sottostante dove chiunque ha potuto scaricato di tutto, perfino i materiali di risulta di potatura delle piante.
La zona era già segnalata con dei cartelli che vietavano lo scarico di rifiuti, ma chi non è abituato al senso civico e al rispetto dell’ambiente, scarica, magari di notte per non essere visto, e fugge alla faccia della più modesta decenza.
Il sequestro effettuato dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato, sta portando in questi ultimi tempi alla scoperta di numerose discariche abusive a cielo aperto, molte delle quali inquinanti, ed al sequestro di numerosi capannoni con copertura in eternit.
Della discarica abusiva sono stati informati i vigili urbani del comune di Torano Castello e il segretario comunale e, sembra che, nei prossimi giorni dovrebbe essere depositata da parte del Corpo Forestale dello Stato una denuncia presso la Procura della Repubblica di Cosenza.
Gildo Anthony Urlandini
domenica 27 aprile 2008
Passo dopo passo
Torano CastelloQuando il ballo da sensazioni ed emozioni nuove per chi lo pratica e si diverte, sia a fini sportivi che a fini amatoriali, lascia sempre un’impronta che resta impressa nella realtà dei dancer’s, specie quando essi sono giovanissimi. Un crescendo di successi sta portando alla ribalta regionale e nazionale gli allievi dell’accademia nazionale ballo “Ritmi Latini” di Torano Scalo. L’accademia si sta affermando in campo regionale e nazionale, in ogni settore del ballo “latino”, in ogni manifestazione raccoglie consensi pieni dagli esperti del ballo latino americano. Tra gli ultimi successi, aggiunti al palmares di tutto rispetto, i campionati regionali Fids 2008 tenutisi presso il palazzotto dello sport di Cirò Marina, dove i ragazzi dei maestri Giuseppe e Mafalda Ferraro e Sandra Montera, hanno collezionato tre primi posti e un quarto, per la gioia di tutta l’accademia.
Particolarmente si sono distinti nel ballo di coppia di danza latino americana, nella categoria under 11 classe C, Luigi Calabrese e Desirè Zecca, conquistando il primo posto; Calabrese Luigi, Caparelli Sharon, Cipolla Daniele, De Cicco Luana, Marasco Giulia, Rotondò Mariella, Ruffolo Irene, Vetere Chiara e Zecca Desirè, che hanno ottenuto due primi posti ed un quarto posto nelle categorie, Coreographic Dance, Show Dance e Synchro Dance nelle categorie under 11 classe C. Infine in ordine di conquista di trofei e consensi da parte degli esperti del settore ballo latino americano, è arrivata l’ennesima conferma con la vittoria dell’ottavo Trofeo Città dei Bronzi tenutosi a Reggio Calabria, dove gli allievi dell’accademia nazionale ballo “Ritmi Latini”, non si sono smentiti nel raggiungere il primo posto con relativa conquista del trofeo, mentre in quel di Spezzano Albanese, l’ulteriore consenso con la conquista del primo posto di tutti i gruppi di ballo dell’accademia, con ampi riconoscimenti e attestati per la tecnica per il gruppo allievi e per le coppie. Una realtà nel panorama artistico calabrese da tenere presente, dove i duri sacrifici degli allievi e la professionalità dei maestri hanno portato al successo pieno dell’accademia, che a breve spiccherà il volo nei concorsi nazionali, seguendo le orme degli istruttori.
Gildo Anthony Urlandini
martedì 22 aprile 2008
Le cattive notizie
Chi li ha visti?
Torano Castello
Comprati per decine di migliaia di euro e abbandonati a se stessi.
Attrezzature per i bimbi comprati da oltre cinque anni languono in disparte nell’abbandonato ex palazzetto dello sport e parte dietro il muro di sostegno della casa municipale di Torano Castello, mentre per altri non si conosce il luogo dove sono parcheggiati.
Dovevano essere il divertimento dei bambini una volta posizionati negli spazi verdi del territorio comunale, ma ancora oggi giacciono in attesa di essere messi all’opera nell’ormai magazzino comunale, ex palazzetto dello sport, dietro la casa comunale, a ridosso di alcune autovetture in disuso e in qualche altro posto con la speranza che qualcuno se ne prenda cura, mettendoli in funzione.
Da cinque anni e passa , le attrezzature furono comprate dall’ex amministrazione, per il divertimento dei bambini, visto che stava sorgendo il nuovo parco giochi a Torano Centro, mentre già esistevano quello di Sartano e dello Scalo. I cittadini si aspettavano di vedere i nuovi giochi piazzati al loro posto, ma il fato o l’incuria di chi doveva non ha voluto che tutti i giochi acquistati, solo un terzo, forse anche meno, sono stati messi in funzione, mentre gli altri per l’abbandono in cui versano sono quasi inservibili.
Oggi, quei beni materiali di proprietà del comune ma soprattutto dei cittadini, pagati con soldi pubblici, per una modica cifra di qualche decina di migliaia di euro, non hanno trovato la giusta collocazione negli spazi verdi comunali. Solo i pochissimi attrezzi per arredare il verde pubblico per la felicità dei bambini sono stati posizionati nel parco giochi di Torano Centro, aperto al pubblico senza inaugurazione e mortificando i benefattori che hanno elargito una donazione di cinquantamila euro per la sua realizzazione, ma non si riescono a vedere per l’erba alta che li sta coprendo.
Questo degli arredi per il verde pubblico-parco giochi è uno degli sprechi che in passato e anche al presente gli amministratori continuano a non curare, com’è evidenziato anche da una panchina buttata tra le erbacce a lato del magazzino, ex palazzetto dello sport, in attesa che qualcuno, forse qualche privato non la utilizzi privatamente in qualche giardino. Comunque rimane il rammarico per i cittadini dell’intero territorio comunale di non vedere sfruttati quelle decine di migliaia di euro spesi per giochi fantasmi.
Gildo Anthony Urlandini
Attrezzature per i bimbi comprati da oltre cinque anni languono in disparte nell’abbandonato ex palazzetto dello sport e parte dietro il muro di sostegno della casa municipale di Torano Castello, mentre per altri non si conosce il luogo dove sono parcheggiati.
Dovevano essere il divertimento dei bambini una volta posizionati negli spazi verdi del territorio comunale, ma ancora oggi giacciono in attesa di essere messi all’opera nell’ormai magazzino comunale, ex palazzetto dello sport, dietro la casa comunale, a ridosso di alcune autovetture in disuso e in qualche altro posto con la speranza che qualcuno se ne prenda cura, mettendoli in funzione.
Da cinque anni e passa , le attrezzature furono comprate dall’ex amministrazione, per il divertimento dei bambini, visto che stava sorgendo il nuovo parco giochi a Torano Centro, mentre già esistevano quello di Sartano e dello Scalo. I cittadini si aspettavano di vedere i nuovi giochi piazzati al loro posto, ma il fato o l’incuria di chi doveva non ha voluto che tutti i giochi acquistati, solo un terzo, forse anche meno, sono stati messi in funzione, mentre gli altri per l’abbandono in cui versano sono quasi inservibili.
Oggi, quei beni materiali di proprietà del comune ma soprattutto dei cittadini, pagati con soldi pubblici, per una modica cifra di qualche decina di migliaia di euro, non hanno trovato la giusta collocazione negli spazi verdi comunali. Solo i pochissimi attrezzi per arredare il verde pubblico per la felicità dei bambini sono stati posizionati nel parco giochi di Torano Centro, aperto al pubblico senza inaugurazione e mortificando i benefattori che hanno elargito una donazione di cinquantamila euro per la sua realizzazione, ma non si riescono a vedere per l’erba alta che li sta coprendo.
Questo degli arredi per il verde pubblico-parco giochi è uno degli sprechi che in passato e anche al presente gli amministratori continuano a non curare, com’è evidenziato anche da una panchina buttata tra le erbacce a lato del magazzino, ex palazzetto dello sport, in attesa che qualcuno, forse qualche privato non la utilizzi privatamente in qualche giardino. Comunque rimane il rammarico per i cittadini dell’intero territorio comunale di non vedere sfruttati quelle decine di migliaia di euro spesi per giochi fantasmi.
Gildo Anthony Urlandini
Le buone notizie
Torano Castello
Grande successo per l’iniziativa rientrante nel progetto del ministero della pubblica istruzione dal tema “Amico Libro”, tenutasi a Torano Castello, e curata dalla maestra Nella Cairo, promotrice del progetto lettura e organizzata dall’istituto comprensivo statale n.2 toranese.
Un incontro nel quale si è parlato dell’importanza del libro e della lettura, considerati strumenti importanti nello stimolare la mente dei bambini, facendoli fantasticare, ragionare e meditare sulla buona lettura diventando essi stessi protagonisti.
Nell’arco dell’iniziativa, alla quale hanno partecipato gli alunni delle classi quarte e quinte della scuola primaria e tutte le classi della scuola secondaria di I° grado di San Martino di Finita, hanno portato il loro contributo gli autori Riccardo Del Sordo, Nicoletta Torre e l’editore Michele Falco.
Apprezzati i saluti del dirigente dell’istituto comprensivo statale n.2, Angelio Velio Sorcale, ma chi ha dominato la platea sono stati gli alunni e gli autori Del Sordo e Torre, i quali sono stati tempestati di domande sugli scritti da loro prodotti.
Gli alunni nel porsi agli autori hanno inteso nel racconto “Mi ha svegliato il silenzio” di Nicoletta Torre, chiedere come è nata l’idea di far dialogare tra di loro, la strana coppia estiva, Chiara e Rob, due amici lontani fra di loro che attraverso una serie di lettere, nelle quali si raccontano esperienze ed errori, che li porteranno a diventare a poco a poco, motivo d’introspezione e crescita, ma soprattutto, lo scambio di lettere, saprà dare voce ai sentimenti di Chiara e Rob, cosi come sapranno dare voce ai propri sentimenti gli attenti interlocutori di Nicoletta Torre.
Del Sordo invece con le sue “Fiabe calabresi illustrate” è il primo autore a raccontare una serie di fiabe calabresi, che proiettano gli alunni nel mondo fantastico delle fiabe della tradizione, che hanno costituito per i nostri avi e per noi, ma in primis costituiscono per i ragazzi, il terreno su cui la fantasia ha potuto germogliare e fiorire. Ciò a confermare, ha concluso Riccardo Del Sordo, come le storie che hanno contribuito a plasmare le nostre coscienze e ad affinare le nostre sensibilità, siano attuali e vadano rivalutate e fatte conoscere alle giovani generazioni come concentrato della saggezza e dell’inventiva dei popoli nel loro evolversi.
Gildo Anthony Urlandini
martedì 15 aprile 2008
Il risultato elettorale alla Camera
L'andamento del voto nel Comune di Torano Castello:
Clicca sul titolo.
Il risultato elettorale al Senato
L'andamento del voto nel Comune di Torano Catello:
Clicca sul titolo.
lunedì 14 aprile 2008
Se questa è la vigilia.........................
...................figuriamocci la festa: c'è da stare poco allegri.
Dispetto alla Montalcini al seggio"Faccia la fila come gli altri"
di FRANCESCO BEI
ROMA
Qui non c'entrano le cinque lauree, il premio Nobel per la medicina, le mille pubblicazioni e nemmeno il laticlavio a vita. Forse è semplicemente un fatto di educazione, quando da bambino ti insegnano a cedere il posto a chi è più anziano. Se poi l'anziano ha quasi 99 anni (tra 9 giorni) e non ci vede nemmeno bene, il fatto che si chiami Rita Levi Montalcini diventa evidentemente secondario. Eppure tutto ciò non è bastato a evitare alla senatrice a vita di dover attendere in piedi mezz'ora prima votare, per colpa della maleducazione di quattro elettori che si sono rifiutati di farla passare avanti. La scena si è svolta ieri poco prima di mezzogiorno a via Reggio Calabria, al seggio istituito presso la scuola "Falcone e Borsellino", vicino a piazza Bologna, quartiere medio-borghese della Capitale. La Montalcini si è presentata a braccetto di un accompagnatore il quale, vista la lunga fila, ha chiesto alle persone in coda la cortesia di far votare prima la signora. Senza presentare credenziali, solo un gesto di educazione verso un'anziana ipovedente. La risposta poteva essere scontata e invece no. "Faccia la fila come gli altri", ha risposto un cinquantenne. E così un'altra signora: "Non esiste, anch'io ho fretta di votare". E poi un altro e un'altra ancora: "Non vedo proprio il motivo". Allertato dagli scrutatori, a quel punto è intervenuto il presidente di seggio: "Senatrice, se vuole la facciamo passare avanti". Una gentilezza quasi scontata, che si concede normalmente alle donne in gravidanza, ai disabili, agli anziani. A quel punto però è stato il carattere della Montalcini a prendere il sopravvento: "Grazie presidente, preferisco restare in fila come gli altri. Pazienza". Una scrutatrice le ha quindi offerto una seggiola: "Almeno si sieda, prego". Ma la senatrice ha rifiutato anche quella: "No, grazie davvero. Preferisco restare in piedi".
La rivincita contro quei pochi maleducati Montalcini se l'è presa poco dopo, al momento di uscire dal seggio. Tutti i ragazzi della sezione elettorale le si sono fatti intorno, davanti agli elettori ancora in fila, per chiederle l'autografo. "Vada avanti così". "Coraggio". L'episodio, in sé banale, potrebbe testimoniare al massimo dell'inciviltà dei tempi in cui viviamo, che ognuno può sperimentare salendo su un autobus o facendo una fila a uno sportello. Se non fosse che Rita Levi Montalcini è stato il bersaglio in questi due anni di una violenta campagna di discredito portata avanti con insistenza da alcuni esponenti politici del centrodestra e da alcuni quotidiani d'area. I ragazzi della Destra si distinsero in ferocia: "Diamole un incarico al Ghetto", "di profilo è pure più odiosa", erano le cose che si potevano leggere sul loro blog. Fino alla proposta di consegnarle un paio di stampelle, "tanto l'indirizzo lo conosciamo, vogliamo dargliele personalmente". Diceva il loro capo, Fabio Sabbatani Schiuma: "Loro, i senatori a vita, sono le stampelle di questo governo sì o no? E poi se son vecchi se ne stessero a casa". La Lega del resto non fu da meno, fino ad arrivare alla proposta di eliminare gli stanziamenti per la fondazione scientifica della senatrice. Non ci si stupisca se poi qualcuno non dà la precedenza a una signora centenaria, è già tanto che non le abbiano fatto lo sgambetto.
(14 aprile 2008)
Articolo tratto da REPUBBLICA
domenica 13 aprile 2008
A due passi da Sartano
Cavallerizzo "scivola" anche in Tribunale
La causa promossa da due cittadine di Cavallerizzo che si oppongono alla delocalizzazione del centro abitatosalta ancora in tribunale. E’ la quarta volta che gli avvocati della Regione Calabria e del Comune di Cerzeto disertano l’udienza, non permettendo l’avvio della discussione di una causa probabilmente “spinosa”. Liliana Bianco e Carmelina Bruno non vogliono una casa nuova in contrada Pianette, non sono nemmeno andate a vedere il progetto in Prefettura. Sono sicure che il centro storico di Cavallerizzo è stabile al punto da poterci tornare a vivere. Al ricorso presentato dal loro legale di fiducia Antonio Ciacco hanno allegato una relazione geologica firmata da due docenti universitari, Antonino e Fabio Ietto che sostengono, tra l’altro, la realizzazione della nuova Cavallerizzo su un sito potenzialmente più franoso del vecchio centro. E, inoltre, la Protezione Civile non ha prodotto i documenti tecnici necessari depositandoli al Comune di Cerzeto e mostrandoli alla popolazione, come la legge prevede. Il ricorso presentato in tribunale chiede al giudice di annullare o sospendere la procedura di delocalizzazione di Cavallerizzo. Ma per quattro volte la Regione Calabria e il Comune di Cerzeto non hanno risposto.
Perché?
Articolo tratto da:http://home.cavallerizzovive.com/notizia_CRONACA.pdf
lunedì 7 aprile 2008
La politica, il politico e il politichese
Correva l'anno 195....................,la memoria non mi aiuta, parlava, dall'unico balcone di una delle case che si affacciavano sulla piazza della chiesa del mio paese, un tal: poteva essere Misasi, Antoniozzi o similar pensiero. -Blablabla, bla, blabla, bla……………….., vedo, parlando della Valle del Crati e del circondario, valli ubertose e ciminiere fumanti.- Fra gli ascoltatori un'anziana donna rivolgendosi alla vicina: - Cummàh? Tienimi a seggia ca mi vaju addugnu a ra casa; gh'ieri a ra Vaddr’u suorivu si su abbrittati puri i pulicani , avissumu i fa ka chissu ‘stasira 'mbìzza fuocu a ra fucagna?
E' passato quasi mezzo secolo, nella Valle del Crati hanno progettato di tutto, dall'autodromo all'aeroporto,..................... il fiume è sempre li, sempre meno biondo.
E' passato quasi mezzo secolo, nella Valle del Crati hanno progettato di tutto, dall'autodromo all'aeroporto,..................... il fiume è sempre li, sempre meno biondo.
!!!!!!!!!!!!!Come passa il tempo.
domenica 6 aprile 2008
Segno dei tempi?
http://www.tribunale.cosenza.it/astegiudiziarie/secondasel.aspx?id=148906&ida=77719&idp=86818&m=1&t=GENERALE
http://www.tribunale.cosenza.it/astegiudiziarie/secondasel.aspx?id=148907&ida=77720&idp=86818&m=1&t=GENERALE
Il giorno 8 aprile 2 importanti lotti immobiliari andranno all'asta, al prezzo indicato c'è da supporre che l'asta sarà rinviata ad altra data con prezzo ribassato, quindi ..............................: aspettiamo, "è 'na prena ka figlia" prima o poi.
Conoscere per governare
Per gli amici e frequentatori di questo blog, riporto, uno stralcio tratto dal POR Calabria, che sicuramente i nostri amministratori e politici locali conoscono a mena dito. Nel post precedente, riguardante il Liceo di Torano, ponevo una domanda in merito all'andamento demografico a breve-medio-lungo termine della presenza di un sufficiente numero di allievi per poter continuare a mantenere in attività l'Istituto. La/le risposta-e dagli studi fatti dicono di no, non sono io a dirlo ma un documento ufficiale della Regione Calabria.
Il documento integrale, per chi ne avesse voglia, si può leggere a questo link:
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PROGRAMMA OPERATIVO REGIONE CALABRIA
FESR 2007 - 2013 CCI N° 2007 IT 161 PO 008 1.3. Conclusioni dell’analisi socioeconomica L'analisi del contesto calabrese ha evidenziato un consistente divario dei principali indicatori socioeconomici regionali nei confronti delle regioni italiane ed europee più avanzate. Per quanto riguarda il PIL pro capite, nonostante che nell’ultimo decennio abbia fatto registrare un discreto tasso di crescita, la Calabria rimane inchiodata su valori medi sensibilmente distanti da quelli nazionali e comunitari. La regione si caratterizza per una tendenza di medio-lungo periodo alla riduzione della base demografica, alimentata da saldi migratori negativi solo parzialmente compensati da saldi naturali positivi. Il declino del numero dei residenti non è generalizzato all’interno del territorio regionale. Interessa in maniera più marcata i piccoli centri abitati localizzati nelle aree interne montane e collinari, economicamente poco sviluppate e alle prese con uno spiccato deficit di dotazione di servizi alle persone, mentre i centri urbani più grandi, dove più alte sono le opportunità lavorative e dove è mediamente più estesa l’offerta di servizi, registrano una tendenza sostenuta all’attrazione di residenti. La dinamica demografica regionale evidenzia, quindi, da una parte, un progressivo spopolamento delle aree interne, con rischi di abbandono del presidio del territorio e, di conseguenza, di accentuazione dei fenomeni di dissesto idrogeologico a monte ma anche a valle, e, dall’altra, una crescita residenziale caotica dei centri urbani più grandi, con possibili effetti negativi sia di tipo ambientale (pressione antropica, inquinamento, ecc.) che sociale (aumento di episodi di discriminazione, emarginazione, criminalità, ecc.). Il territorio calabrese è stato investito da quelle dinamiche di crescita insediativa a bassa densità che hanno caratterizzato il tumultuoso sviluppo dell’urbanizzazione moderna in alcuni contesti nazionali. In molti contesti locali, città, centri medi, centri piccoli risultano fusi in un continuum edificato senza qualità, gerarchie, specificità funzionali ed adeguato standard insediativo, infrastrutturale e dei servizi, Le caratteristiche di queste forme dell’urbanizzazione sono empiricamente evidenti e tutte di segno negativo: la qualità edilizia ed insediativa è generalmente di basso livello, il livello dei servizi è di norma non adeguato, la corsa all’espansione edilizia ed i processi di crescita infrastrutturale ad essa correlati alimentano una spirale negativa di spesa pubblica di difficile governo (per manutenzioni, messa in sicurezza, infrastrutturazione a rete, servizi, ecc.). Le politiche urbanistiche comunali hanno assecondato, nella gran parte dei casi, queste dinamiche di espansione diffusa degli insediamenti, offrendo un quadro di formale legittimazione ai correlati processi di sfruttamento delle risorse non riproducibili del territorio. Deficitaria è in Calabria l’offerta di servizi collettivi socio-assistenziali in ambiti essenziali per la qualità della vita dei cittadini (assistenza sanitaria, assistenza domiciliare agli anziani, asili nido, ecc.). Carenza di servizi che ha conseguenze particolarmente negative sulla componente femminile, che si deve far carico del lavoro di cura verso i minori, gli anziani e le persone con diverse abilità, aggravando così le difficoltà di inserimento delle donne nel mercato del lavoro. Il mercato del lavoro regionale presenta livelli di partecipazione e di occupazione ancora lontani dagli obiettivi fissati dai Consigli Europei di Lisbona e Goteborg. Il tasso di occupazione della popolazione in età lavorativa si colloca ben 25 punti percentuali al di sotto del target europeo mentre il tasso di disoccupazione è sistematicamente più del doppio di quello nazionale. Consistenti sono le disparità di genere: il tasso di occupazione femminile è inferiore di circa 30 punti percentuali rispetto a quello maschile nonché all’obiettivo fissato dall’UE per il 2010. La componente femminile, inoltre, evidenzia rispetto agli uomini una maggiore incidenza di forme di occupazione di tipo precario. Anche i giovani presentano elevate difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro, sebbene connotati da alti livelli di istruzione, il che finisce per alimentare fenomeni rilevanti di emigrazione di capitale umano scolarizzato. I buoni livelli di scolarizzazione di base della popolazione regionale – peraltro sostenuta da un’offerta formativa scolastica e universitaria articolata – rappresentano un tratto positivo del contesto socio demografico calabrese, tuttavia riflettono una persistente scarsità di posti di lavoro. Infatti, le giovani generazioni, in mancanza di opportunità lavorative, tendono a continuare gli studi, posticipando il momento dell’ingresso nel mercato del lavoro. L’arretratezza economica della Calabria è senza dubbio connessa alla gracilità del sistema produttivo. Il valore aggiunto prodotto in regione è pari al 9,3% di quello del Mezzogiorno e appena al 2,2% di quello nazionale. La composizione del valore aggiunto regionale mostra un’elevata terziarizzazione (determinata soprattutto dall’ipertrofia del settore pubblico), un sovradimensionamento del primario (che in Calabria rappresenta notoriamente il settore rifugio dell’offerta di lavoro in eccesso, che non trova sbocchi 75/396 occupazionali in altri comparti) e un peso contenuto del settore industriale e, segnatamente, delle attività manifatturiere. La base produttiva regionale è particolarmente contenuta ed evidenzia significativi limiti strutturali. Prevalgono diffusamente le microimprese con assetti gestionali ed organizzativi elementari, incapaci di sostenere processi di crescita aziendale e, tanto meno, di sopperire alle diseconomie dimensionali attraverso l’attivazione di forme di cooperazione interaziendale. La ripartizione settoriale delle imprese e dell’occupazione, come già accennato per il valore aggiunto, conferma un consistente sovradimensionamento della Pubblica amministrazione, del commercio, dei servizi alle attività economiche, dell’edilizia. Al contrario, si registra un peso alquanto contenuto dell’industria manifatturiera, peraltro, fortemente incentrata su attività tradizionali (agroalimentare, lavorazione del legno e dei metalli, comparti questi che aggregano oltre la metà delle imprese manifatturiere regionali), principalmente orientate al soddisfacimento della domanda locale e alla fabbricazione di prodotti-input del settore delle costruzioni; estremamente esigua è, invece, l’incidenza di imprese operative in settori a maggiore contenuto tecnologico e di innovazione. Accanto alle numerose criticità, la struttura produttiva regionale palesa importanti punti di eccellenza, sebbene ancora isolati e non in grado di generare processi di sviluppo diffusi e duraturi. Tra questi si possono citare le specializzazioni agroalimentari di Sibari, del crotonese e del lamentino; le concentrazioni imprenditoriali nel settore metalmeccanico del crotonese e nel vibonese; il porto di Gioia Tauro. La debolezza del sistema produttivo calabrese ne condiziona il livello di apertura e la capacità di competere sui mercati esteri. Gli scambi commerciali si attestano su volumi alquanto modesti: esportazioni e importazioni pesano appena per il 2,9% sul PIL regionale, contro un valore nazionale di oltre il 40%. Il saldo commerciale è abbondantemente negativo (nel 2005, uguale 228.9 Meuro), denotando un elevato grado di dipendenza della regione. Irrilevante è anche la bilancia dei pagamenti tecnologica: gli incassi regionali per beni e servizi tecnologici incidono appena per lo 0,03% di quelli nazionali, mentre i pagamenti rappresentano lo 0,06%. Bassissimo è il livello degli investimenti in R&S, soprattutto di quelli privati, evidenziando un’incidenza sul PIL oltre 20 volte più bassa di quella nazionale e abissalmente lontana dal target fissato da Lisbona. Il ridotto grado di innovatività è rilevante anche per quanto riguarda il numero dei brevetti registrati da parte di imprese ed enti regionali (0,3% di quelli nazionali) e con riferimento agli addetti alle attività di ricerca e sviluppo: in Calabria ci sono 0,8 ricercatori per mille abitanti, meno di un terzo che in Italia. Il divario tecnologico della Calabria è sensibilmente accentuato per quanto riguarda la diffusione e l’utilizzo degli strumenti informatici, la copertura della banda larga e l’accesso ad internet da parte delle famiglie, delle piccole imprese e della Pubblica amministrazione centrale e locale. Le modeste performance del tessuto economico calabrese dipendono anche da un contesto ambientale scarsamente competitivo. Rilevante è la sottodotazione quali-quantitativa dello stock infrastrutturale: posto uguale a 100 il dato medio italiano, la Calabria raggiunge un indice di infrastrutturazione pari a 76. Il deficit di infrastrutture economiche regionali è addebitabile in larga misura alla carenza di impianti energetico-ambientali (48,3), di reti telematiche (58,4) e di reti e strutture bancarie (47). Per quanto riguarda le infrastrutture di trasporto, invece, in termini meramente quantitativi, la regione non si discosta dai valori medi nazionali. Tuttavia, permangono gravi criticità per quanto riguarda la dotazione di servizi di mobilità e logistica nonché i livelli prestazionali delle infrastrutture e dei servizi di trasporto. Notevolmente penalizzante per il sistema imprenditoriale è la relativa inefficienza del sistema del credito regionale: il costo del denaro in Calabria è molto più alto che nel resto del Mezzogiorno e dell’Italia. A ciò si correla un elevato rapporto sofferenze/impieghi, più del doppio di quello nazionale. Altro fenomeno che limita drasticamente le performance competitive del sistema produttivo regionale riguarda il problema della sicurezza e della legalità. La Calabria è, infatti, una delle regioni italiane a più alta densità di eventi delittuosi e di attività illecite messe in atto dalla criminalità organizzata. Nell’insieme, la mancanza di standard minimi di qualità del contesto determina una scarsa capacità di attrazione del sistema-Calabria. Con riferimento agli investimenti diretti esteri, la Calabria, con un valore dei flussi IDE sul PIL pari allo 0,02% (2002-2004), si colloca tra le ultime regioni italiane. Anche per quanto riguarda il turismo estero, la Calabria evidenzia un basso livello di attrattività: la spesa dei viaggiatori stranieri copre solo il 13,3% di quella complessiva (rispetto al 33% medio nazionale). Oltre che per un ridotto indice di attrazione internazionale, il settore turistico calabrese, nonostante negli ultimi anni abbia registrato apprezzabili tassi di crescita degli arrivi e delle presenze, presenta molte criticità strutturali: è prevalentemente di tipo balneare (8 turisti su 10 frequentano la Calabria per il mare); 76/396 è caratterizzato da una forte stagionalità, con conseguente eccessiva pressione antropica in alcune aree nel periodo estivo; evidenzia un sistema di accoglienza poco qualificato e diversificato, con un peso consistente, in alcuni territori, delle seconde case. Soprattutto, presenta una scarsa connessione con la promozione delle produzione tipiche regionali (es. artigianato artistico, enogastronomia, ecc.). e con la fruizione del patrimonio ambientale e culturale. Eppure la Calabria può fare riferimento ad un esteso e pregevole patrimonio ambientale (coste, aree protette, paesaggio rurale, ecc.) e culturale (siti archeologici, musei, monumenti, centri storici, minoranze linguistiche, ecc.), che, se adeguatamente valorizzato, può fornire un apporto rilevante alla crescita e alla qualificazione delle attività turistiche e, più in generale, allo sviluppo economico della regione. In quest’ottica, diventa estremamente rilevante il tema della salvaguardia del sistema ambientale regionale. La Calabria non è esente da fenomeni di deterioramento del patrimonio delle risorse naturali. Tra i problemi più acuti vi sono quelli relativi al rischio di dissesto idrogeologico, all’inquinamento delle coste, alla gestione razionale delle risorse idriche, alla gestione efficiente dei rifiuti. In conclusione, l’analisi del contesto regionale evidenzia numerosi vincoli di carattere sociale ed economico ma, allo stesso tempo, mette in luce importati potenzialità connesse alla presenza di una ragguardevole dotazione di risorse immobili e mobili (beni ambientali e culturali, eccellenze produttive, capitale umano secolarizzato), che tuttavia risultano sistematicamente sottoutilizzate. Il problema del ritardo di sviluppo della Calabria, dunque, non è dovuto tanto alla mancanza assoluta di precondizioni e di dotazioni per lo sviluppo quanto all’incapacità delle istituzioni pubbliche e private calabresi di tradurre le risorse materiali e immateriali regionali in occasioni di sviluppo duraturo e sostenibile. Da questo punto di vista, il sistema-Calabria risente massicciamente dell’inefficienza, dell’instabilità e della gracilità degli assetti politico-decisionali e amministrativi. In particolare, la Pubblica amministrazione regionale, ai diversi livelli, esprime forti deficit organizzativi e di competenze e una marcata incapacità di promuovere, sostenere e realizzare in maniera efficiente ed efficace programmi e iniziative di sviluppo socioeconomico di qualità
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