domenica 21 novembre 2010

A volte ritornano.......se non si fanno i conti con la realtà.

Pochi iscritti Il Classico a rischio chiusura
Gildo Anthony Urlandini
Torano Castello

Ritorna l'incubo per studenti e genitori, ma anche per amministratori e semplici cittadini, di Torano Castello e paesi limitrofi. Motivo? Il Liceo Classico rischia di chiudere a causa delle poche iscrizioni. Da giorni si stanno intrattenendo riunioni e appuntamenti tra tutte le forze sociali, per trovare una soluzione che possa sgombrare una volta per sempre il rischio chiusura dell'istituto scolastico toranese, lustro di cultura e formazione da oltre quarantanni. Circola voce che per il prossimo anno scolastico a causa dei tagli programmati dal Ministero della Pubblica istruzione, l'Istituto superiore rischia la chiusura, appunto. Su questa voce non sono d'accordo i genitori degli studenti, gli amministratori, i professori, il dirigente scolastico e anche i sindaci e i cittadini dei paesi limitrofi. Se ciò fosse vero, un pezzo di cultura e di storia del territorio toranese cesserebbe di esistere. Intanto in paese sta montando la protesta e la nascita di un comitato pro liceo, per evitare che centinaia di studenti, se dovesse verificarsi la chiusura, migrino verso altri istituti del cosentino, con un notevole aggravio sulle economie delle famiglie. Dall'ultima riunione tra genitori, studenti, professori e amministratori, si apprende che sarà fatto tutto il possibile per mantenere in vita il liceo e si lotterà sin d'ora per evitare una possibile chiusura dell'Istituto.
 Tratto dalla GazzettadelSud di oggi 22-11-10

Siamo o non siamo in democrazia, Si? Allora ognuno e libero di credere e dire quel che vuole, anche che: che gli asini volano.
Ma credere e dire, per essere realtà, han bisogno del fare. Il fare ciò che si vuole e non quel che si può nell'ambito delle leggi che regolano ed amministrano questa nostra democrazia, non è permesso o quantomeno non dovrebbe esserlo, ed anche se per una o più volte si riesce a fare quel che si vuole, questo non corrisponde alla parola sempre; prima o poi i nodi vengono al pettine. Non perderò tempo a dire quel che gli studi demografici e gli Uffici scolastici regionali hanno già segnalato  più  e più volte, quella che è la tendenza della politica scolastica a livello nazionale, ma è con queste cose che bisogna fare i conti. E' inutile erigersi a paladini di cause perse o indifendibili, non illudere genitori e studenti questo dovrebbe essere il dovere civico di chi irresponsabilmente e per amor di campanile continua prender per i fondelli, ma ricordatevi che si può far fessi tutti una volta, o uno per sempre, ma non si può far fessi tutti e per sempre.

sabato 13 novembre 2010

Fosse vero.................

“Quello della ‘ndrangheta è un problema culturale”

12 novembre 2010
È quanto afferma il vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, monsignor Giuseppe Morosini

LOCRI. “Il problema della mafia e della ‘ndrangheta è un problema culturale”. È quanto afferma il vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, monsignor Giuseppe Morosini, in una intervista al mensile Jesus. Nel numero di novembre il mensile del gruppo editoriale San Paolo propone un ampio servizio al rapporto tra Chiesa e ‘Ndrangheta. In particolare, con l’intervista a mons. Morosini ed al procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, sarà affrontato il tema del santuario della Madonna di Polsi, dove recentemente si sono svolti summit delle cosche con l’incoronazione del boss Oppedisano a capo supremo della ‘ndrangheta. “Quando sui giornali - aggiunge mons. Morosini - leggiamo che hanno decapitato una organizzazione criminale, in realtà non hanno decapitato niente, perché queste organizzazioni si rigenerano. Non è la singola persona che conta, ma l’apparato, la mentalità. Una mentalità che durerà fino a quando lo Stato non si presenterà sul territorio con il suo “volto amorevole”. Finché i ragazzi vedranno lo Stato soltanto attraverso la divisa di un carabiniere o di un poliziotto che va a prendere il loro padre, il loro fratello, il loro zio per portarli in carcere e non come qualcosa che provvede a creare centri di aggregazione e strutture sportive; finché non presentiamo un modello di vita che non è quello del mafiosetto che ostenta la macchina di lusso per far vedere che ha denaro in tasca, non ci può essere cambiamento. È un lavoro che va fatto con costanza. Sarà lungo, difficile, ma non impossibile da portare avanti”. “Sono convinto - conclude - che, se tutte le agenzie presenti sul territorio si uniscono per creare un modello di uomo diverso, cooperando per la formazione delle coscienze, se ci mettiamo d’accordo e cominciamo insieme a presentare alcuni valori di società, di relazioni, di interesse per il bene comune, non solo Polsi, ma tutta la Calabria potranno finalmente alzare la testa”. Il procuratore Gratteri sostiene invece che: “la Chiesa sta facendo molto. Con gli oratori, per esempio. Può cercare di tenere di più i bambini lontano dalle famiglie per evitare che si nutrano di cultura mafiosa. Con i tagli fatti alla scuola sono sempre più abbandonati, con classi di 30 bambini gli insegnanti controllano sempre meno i compiti, e ancor meno seguono i ragazzi. Molte scuole sono fatiscenti, si fanno molti progetti e si insegna poco la lingua italiana, la filosofia, la storia. La Chiesa deve supplire in questo”.

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La 'ndrangheta, dei colletti bianchi, delle cricche pseudo politiche, degli amministratori conniventi, del voto di scambio è altro?

mercoledì 10 novembre 2010

La storia......infinita

Giovedi' 11 novembre 2010 a partire dalle ore 10.00,davanti alla sede della Cgil nazionale(C.so d'Italia) a Roma si svolgera' un presidio di protesta e una conferenza stampa promossa dal comitato dei precari e dei licenziati dalla Cgil.

Tutti gli organi di informazione che hanno a cuore la dignita' del lavoro e la tutela dei diritti,sono invitati a partecipare.

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